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Marchio comunitario

Il Marchio comunitario


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Marchio comunitario

L’istituto del marchio comunitario ha trovato la propria disciplina nel regolamento CEE n. 40/94. La registrazione di tale marchio abilita il titolare ad usarlo in tutta la Comunità Europea.

Ai sensi dell’art. 5 del Regolamento possono essere titolari di marchi comunitari le persone fisiche o giuridiche, compresi gli enti di diritto pubblico, che hanno, rispettivamente, la cittadinanza o la nazionalità

  • degli stati membri;
  • di altri stati partecipanti alla convenzione di Parigi per la protezione della proprietà industriale o all’accordo che istituisce l’Organizzazione mondiale del commercio; di stati;
  • di stati che non partecipano alla convenzione di Parigi e che sono domiciliate, hanno la loro sede o hanno uno stabilimento industriale o commerciale effettivo e serio nel territorio della Comunità o di uno stato partecipante alla convenzione di Parigi;
  • di uno stato non partecipante alla convenzione di Parigi o all’accordo che istituisce l’Organizzazione mondiale del commercio, diverse dalle persone menzionate al punto precedente e che, in base alle constatazioni pubblicate, tale stato conceda ai cittadini di tutti gli stati membri, per quanto concerne i marchi, la stessa protezione che accorda ai suoi cittadini e che, qualora i cittadini degli stati membri debbano fornire la prova della registrazione del marchio nel paese d’origine, riconosca come tale prova la registrazione del marchio comunitario.
L’ufficio competente per la registrazione è L’UAMI (Ufficio per l’Armonizzazione del Mercato Interno) ed ha sede ad Alicante, in Spagna. Presso tale ufficio possono essere depositate le domande di registrazione, in alternativa si può depositare la stessa presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, in Roma.

La durata del marchio comunitario è di dieci anni ed è rinnovabile per un pari periodo ad ogni scadenza. L’art. 9 del Regolamento, in materia di diritti conferiti al titolare, testualmente recita:

  1. Il marchio comunitario conferisce al suo titolare un diritto esclusivo. Il titolare ha il diritto di vietare ai terzi, salvo proprio consenso, di usare in commercio:
    1. un segno identico al marchio comunitario per prodotti o servizi identici a quelli per cui esso è stato registrato;
    2. un segno che a motivo della sua identità o somiglianza col marchio comunitario e dell’identità o somiglianza dei prodotti o servizi contraddistinti dal marchio comunitario e dal segno, possa dare adito a un rischio di confusione per il pubblico; il rischio di confusione comprende il rischio di associazione tra il segno e il marchio;
    3. un segno identico o simile al marchio comunitario per prodotti o servizi che non sono simili a quelli per i quali questo è stato registrato, se il marchio comunitario gode di notorietà nella Comunità e se l’uso del segno senza giusto motivo consente di trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla notorietà del marchio comunitario o reca pregiudizio agli stessi.
  2. Possono essere in particolare vietati, a norma del paragrafo 1:
    1. l’apposizione del segno sui prodotti o sul loro confezionamento;
    2. l’offerta, l’immissione in commercio o lo stoccaggio dei prodotti a tali scopi oppure l’offerta o la fornitura di servizi sotto la copertura del segno;
    3. l’importazione o l’esportazione dei prodotti sotto la copertura del segno;
    4. l’uso del segno nella corrispondenza commerciale o nella pubblicità.
    Il diritto conferito dal marchio comunitario è opponibile ai terzi solo a decorrere dalla data della pubblicazione della registrazione del marchio. Tuttavia, può essere richiesto un equo indennizzo per fatti posteriori alla pubblicazione di una domanda di marchio comunitario che, dopo la pubblicazione della registrazione del marchio, sarebbero vietati in virtù di detto marchio. Il tribunale adito non può statuire sul merito fintantoché la registrazione non è stata pubblicata.
L’art. 12 del Regolamento, però, stabilisce alcune limitazioni a tali suindicati diritti in quanto:
"Il diritto conferito dal marchio comunitario non consente al titolare di impedire ai terzi l’uso in commercio:
  1. del loro nome o indirizzo;
  2. di indicazioni relative alla specie, alla qualità, alla quantità, alla destinazione, al valore, alla provenienza geografica, all’epoca di fabbricazione del prodotto o di prestazione del servizio o ad altre caratteristiche del prodotto o servizio;
  3. del marchio, se esso è necessario per contraddistinguere la destinazione di un prodotto o di un servizio, in particolare accessori o pezzi di ricambio; purché questo uso sia conforme alle consuetudini di lealtà in campo industriale o commerciale”
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