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Sentenze

Sentenze: Amministratore e organo amministrativo (Consiglio di Gestione)

Amministratore - Poteri di rappresentanza - Limiti. (Cc, articolo 2384)
Tra le «limitazioni» del potere di rappresentanza contemplate dall’articolo 2384, comma 2, del Cc, rientrano anche quelle derivanti dalla dissociazione tra potere gestorio e potere di rappresentanza, allorché esse trovino fondamento in una disposizione statutaria.
Cass. Sezione I, sentenza 26 gennaio 2006 n. 1525

Amministratore - Azione di responsabilità – Deliberazione. (Cc, articoli 2393)
A differenza che in altri casi, la legge non richiede che la deliberazione con cui l’assemblea autorizza l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità rechi una specifica motivazione volta a illustrare le ragioni che giustificano tale scelta, la quale rientra nel novero delle determinazioni che l’assemblea può del tutto liberamente assumere, restando affatto impregiudicata la fondatezza degli addebiti mossi all’amministratore, destinati a essere approfonditamente vagliati solo nella causa contro di lui successivamente instaurata. Di conseguenza, dall’esito di tale successiva causa non è possibile inferire un qualsiasi motivo di invalidità della deliberazione assembleare di autorizzazione dell’esercizio dell’azione di responsabilità.
Cass. Sezione I, sentenza 17 novembre 2005 n. 21858

Amministratori - Poteri di rappresentanza - Superamento. (Cc, articoli 1418 e 2384)
L'articolo 2384, comma 2, del Cc, nel testo previgente (applicabile nella specie ratione temporis) nel disporre che le limitazioni al potere di rappresentanza degli amministratori di società di capitali che risultano dall'atto costitutivo o dallo statuto, anche se pubblicato, non sono opponibili ai terzi, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della società, non prevede affatto la nullità, rilevabile ex officio, di un contratto stipulato da un amministratore di società di capitali eccedendo dai poteri di rappresentanza, ma esclude - altresì - che la violazione della disposizione in questione possa essere invocata (come si assume nella specie) da parte del terzo contraente.
Cass. Sezione III, sentenza 2 dicembre 2004 n. 22669

Reati societari - Responsabilità degli amministratori - Generale andamento della gestione. (Cc, articolo 2932)
L'articolo 1 del Dlgs 6/2003, che ha modificato l'articolo 2392 del Cc eliminando la disposizione relativa all'obbligo di vigilanza degli amministratori sul generale andamento della gestione societaria, ha, tuttavia, lasciato intatta la previsione della loro responsabilità civile allorquando, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non abbiano fatto quanto potevano per impedirne il compimento, ovvero eliminarne o attenuarne la conseguenze dannose. Pertanto, alla luce di tale modifica normativa, può ritenersi ancora configurabile, a carico dell'amministratore di diritto della società, una responsabilità concorsuale, a titolo di omissione ex articolo 40 del Cp, per il reato di bancarotta fraudolenta impropria, realizzato dall'amministratore di fatto, nell'ipotesi in cui il primo venga a conoscenza degli atti pregiudizievoli attraverso i quali si realizza la condotta criminosa e non si attivi per impedirne il compimento o eliminarne le conseguenze dannose.
Tribunale di Napoli, sezione V, sentenza 8 aprile 2004 n. 3500

Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci - Prescrizione quinquennale - Decorrenza. (Cc, articoli 2385, 2394 e 2401)
L'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società, esperibile, ex articolo 2394 del Cc dai creditori sociali, è soggetta a prescrizione quinquennale con decorso non già dalla commissione dei fatti integrativi di tale responsabilità, bensì dal successivo momento dell'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti, momento che, non coincidendo con il determinarsi dello stato di insolvenza, ben può risultare anteriore o posteriore alla dichiarazione di fallimento. L'onere della prova della preesistenza al fallimento dello stato di insufficienza patrimoniale della società spetta, poi, al soggetto che, convenuto in giudizio a seguito dell'esperimento della detta azione di responsabilità, ne eccepisca l'avvenuta prescrizione, senza che, all'uopo, tale onere possa dirsi assolto mediante la generica deduzione, priva di qualsiasi altro utile elemento di fatto a sostegno dell'assunto, secondo cui l'insufficienza patrimoniale si sarebbe manifestata già al momento della messa in liquidazione della società, non essendo il procedimento di liquidazione necessariamente determinato dalla eccedenza delle passività sulle attività patrimoniali, e non implicando, altresì, la perdita integrale del capitale sociale con consequenziale perdita di ogni valore attivo del patrimonio sociale.
Cass. Sezione I, sentenza 18 gennaio 2005 n. 941 - pres. criscuolo; rel. panzani; pm (conf.) ceniccola; ric. Angelini; controric. curatela fallimento Sipan spa

Società per azioni - Amministratori - Responsabilità verso la società - Dovere di vigilanza sul generale andamento della gestione - Presenza di deleghe o di un comitato esecutivo - Irrilevanza. (Cc, articolo 2392)
L'articolo 2392 del Cc (con riferimento alla normativa anteriore al Dlgs n. 6 del 2003) impone a tutti gli amministratori un fondamentale dovere di vigilanza sul generale andamento della gestione, il quale non viene meno neppure nell'ipotesi di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di uno o più amministratori, salvo che sia stata fornita la prova dell'impossibilità di esercitare la predetta vigilanza a causa del comportamento ostativo di altri componenti del consiglio.
Cass. Sezione I, sentenza 15 febbraio 2005 n. 3032

Responsabilità degli amministratori e dei sindaci per gli atti. (Cc, articoli 2403, 2407 e 2425)
L'identificazione automatica del danno imputabile all'illegittima condotta di amministratori e sindaci con la differenza tra attività e passività accertate in sede concorsuale non può essere affermata. Lo sbilancio patrimoniale di una società insolvente, infatti, può avere (e per lo più ha) cause molteplici, non necessariamente tutte riconducibili al comportamento illegittimo dei gestori e dei controllori della società. La sua concreta misura dipende spesso non tanto dal compimento di uno o più atti illegittimi, quanto dalla gestione nel suo complesso e dalle scelte discrezionali in cui questa si traduce: ossia da attività per natura loro sottratte al vaglio di legittimità del giudice, che non può mai investire anche il merito delle decisioni imprenditoriali cui un rischio economico è connaturato.
Cass. Sezione I, sentenza 8 febbraio 2005 n. 2538

Società di capitali - Consiglio di amministrazione - Compimento disgiunto degli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione - Limiti - Atti per i quali è necessaria la delega dell'assemblea - Inosservanza - Nullità - Esclusione. (Cc, articolo 2384)
Qualora una clausola statutaria di società di capitali preveda che i due componenti del consiglio di amministrazione possono compiere disgiuntamente gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione, con la sola eccezione di quei particolari atti per i quali ciascun amministratore avrebbe dovuto essere preventivamente delegato dall'assemblea ordinaria (cioè dall'altro socio) la limitazione riguarda non l'esistenza del potere di rappresentare la società, bensì il contenuto e, quindi, la estensione di tale potere, con conseguente inopponibilità ai terzi, ai sensi dell'articolo 2384, comma 2, del Cc della previsione statutaria in ordine alla necessità per certi atti, della azione congiunta degli amministratori. (Nella specie, uno dei componenti del consiglio di amministrazione, senza la deliberazione dell'assemblea ordinaria aveva sottoscritto un compromesso e i giudici del merito avevano ritenuto la nullità del compromesso nonché del lodo emesso in esito a questo: in applicazione del principio esposto sopra la Suprema corte ha cassato tale pronuncia atteso che la carenza di previa deliberazione dell'assemblea dei soci era inopponibile alla controparte, salvo che non fosse stato provato che questa aveva agito intenzionalmente a danno della società).
Cass. Sezione I, sentenza 22 giugno 2005 n. 13442 - pres. De Musis; rel. Salvato; pm. (diff.) Carestia; ric. La Coloniale comm. Zuccheri; controric. fallimento della Piccini srl in liquidazione

Amministratori - Azione di responsabilità - Revoca ante causam. (Cc, articolo 2476, comma 3; Cpc, articolo 700)
La revoca cautelare degli amministratori ex articolo 2476, comma 3, del Cc non può essere richiesta prima dell'instaurazione della causa di merito. Non è ammissibile ante causam l'istanza cautelare di revoca degli amministratori in via d'urgenza ai sensi dell'articolo 700 del codice di procedura civile.
Tribunale di Vercelli - ordinanza 28 settembre 2005

Rappresentante - Atti posti in essere senza deliberazione del consiglio di amministrazione - Atti in conflitto di interessi. (Cc, articoli 1394 e 2391)
Gli articoli 1394 e 2391 del Cc si pongono, tra di loro, in una relazione di reciproca esclusione, avendo ciascuno un proprio ambito di operatività. Mentre, in particolare, l'articolo 1394 del Cc si applica agli atti compiuti dal rappresentante della società di capitali quando manchi una deliberazione del consiglio di amministrazione con la determinazione del contenuto del contratto, si applica, invece, l'articolo 2391 nel caso in cui il conflitto di interessi emerga in sede deliberativa, anche quando l'attuazione del contratto sia affidata alla amministratore in conflitto di interessi con la società. Conseguentemente il contratto è suscettibile di venire annullato ai sensi dell'articolo 1394 se sia concluso dall'amministratore unico o dall'amministratore munito di potere rappresentanza che, delegato o no, agisca senza una preventiva deliberazione consiliare. In ogni altra ipotesi la conclusione del contratto è deliberata dal consiglio di amministrazione e il conflitto di interessi si manifesta già nella fase deliberazione, sicché trova applicazione l'articolo 2391 e l'annullamento del contratto è possibile solo se sia prima annullata la deliberazione che ne ha deciso la conclusione, previa dimostrazione della mala fede del terza. Ne deriva, in conclusione, una minore tutela della società rispetto all'ipotesi di contratto concluso dall'amministratore al di fuori di deliberazione consiliare.
Cass. Sezione III, sentenza 26 settembre 2005 n. 18792

Azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori. (Cc, articoli 2393 e 2395)
L'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società che, violando i loro obblighi, abbiano arrecato danni al patrimonio sociale, può essere proposta, ex articolo 2393 del Cc, dalla società a seguito di delibera assembleare, e non già dal singolo socio, al quale spetta, invece, l'azione ex articolo 2395 del Cc nei confronti dei danni che si producano direttamente nella propria sfera patrimoniale in conseguenza del fatto degli amministratori.
Cass. Sezione I, sentenza 8 settembre 2005 n. 17938


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