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Sentenze: Concorrenza

Intese restrittive della libertà di concorrenza - Azione ex articolo 33 della legge n. 287 del 1987 - Legittimazione. (Cc, articolo 2033; legge 10 ottobre 1990 n. 287, articolo 33)
In tema di intese restrittive della libertà di concorrenza la legittimazione attiva all’esercizio della azione previste dall’articolo 33 della legge n. 287 del 1990 spetta non solo agli imprenditori, ma anche agli altri soggetti del ercato che abbiano interesse alla conservazione del suo carattere competitivo e, quindi, anche al consumatore finale che subisce danno da una contrattazione che non ammette alternative per effetto di una collusione tra gli imprenditori del settore, ancorché egli non sia partecipe del rapporti di concorrenza con gli autori della collusione. Tale principio è operante sia quando sia stata spiegata azione risarcitoria, sia quando sia stata proposta azione restitutoria ex articolo 2033 del Cc, poiché il soggetto che chiede la restituzione di ciò che ritiene di avere pagato per effetto di una intesa nulla allega pur sempre quest’ultima nonché la impossibilità giuridica che essa produca effetti con l’ulteriore conseguenza che al riguardo sussiste la competenza per materia della Corte di appello.
Sezione I, sentenza 27 ottobre 2005 n. 20923

Concorrenza sleale - Imitazione servile - Condizioni. (Cc, articolo 2598)
In tema di concorrenza sleale, l’imitazione rilevante ai fini della concorrenza sleale per confondibilità non si identifica con la riproduzione di qualsiasi forma del prodotto altrui, ma solo con quella che cade sulle caratteristiche esteriori dotate di efficacia individualizzante e cioè idonee, proprio in virtù della loro capacità distintiva, a ricollegare il prodotto a una determinata impresa. In ogni caso, inoltre, non si può attribuire carattere individualizzante alla forma funzionale, cioè a quella forma resa necessaria dalle stesse caratteristiche funzionali del prodotto. Pertanto, la fabbricazione di prodotti identici a quelli realizzati da impresa concorrente (che non fruisca per essi della tutela brevettale o comunque non la invochi) costituisce atto di concorrenza sleale solo se la ripetizione dei connotati formali non si limiti a quei profili resi necessari dalle stesse caratteristiche del prodotto, ma investa caratteristiche del tutto inessenziali alla relativa funzione.
Sezione I, sentenza 19 gennaio 2006 n. 1062

Concorrenza sleale - Imitazione servile - Forma individualizzante. (Cc, articolo 2598)
In tema di concorrenza sleale e di imitazione servile deve escludersi che possa parlarsi di forma individualizzante non imitabile rispetto a una forma non visibile esteriormente, quale quella del contenuto di una scatola. Il divieto della imitazione servile, infatti, è inserito in un contesto che tratta delle concorrenza confusoria e nel quale, quindi, è tutelato solo l’interesse a che l’imitatore non crei confusione con i prodotti del concorrente, realizzando le condizioni perché il potenziale acquirente possa equivocare sulla fonte di produzione. Tale interesse, pertanto, quando non sia in discussione la libera produzione di oggetti, può ritenersi soddisfatto dalla presentazione del prodotto con contenitori differenti, recanti il marchio del produttore o comunque una denominazione diversa, avvera dalla presentazione del prodotto con la precisa indicazione che lo stesso è fabbricato da un diverso imprenditore.
Sezione I, sentenza 19 gennaio 2006 n. 1062


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