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Sentenze

Sentenze: marchi e brevetti

Brevetto - Contraffazione. (Cc, articoli 1226 e 2043; Rd 29 giugno 1939 n. 1127, articolo 86)
Il precetto di cui all'articolo 1226 del Cc - il quale consente la liquidazione equitativa del danno solo se provato nella sua esistenza e non dimostrabile nel suo preciso ammontare - non trova ampliamenti o deroghe nell'articolo 86, comma 1, del regio decreto n. 1127 del 1939 in tema di contraffazione di invenzioni industriali che, occupandosi della determinazione del quantum autorizza una stima globale sulla scorta degli atti di causa e delle presunzioni che ne derivino e, quindi, non va oltre l'esplicitazione di quella regola generale, restando applicabile sempre nel presupposto della prova del prodursi di un nocumento economicamente apprezzabile.
Cass. Sezione i, sentenza 8 luglio 2004 n. 12545

Marchio - Accordi di coesistenza. (Cc, articolo 2573; Rd 9297/1942, articolo 1)
Sono legittimi i cosiddetti accordi di coesistenza, diretti a disciplinare l'uso, da parte di soggetti diversi e tra loro indipendenti, di marchi interferenti per l'identità o la confondibilità dei segni ovvero per l'identità o l'affinità dei prodotti. Tali accordi, che possono riguardare anche l'utilizzazione di uno stesso marchio, come nell'ipotesi della comunione di marchio o dei marchi di gruppo, ovvero nel caso della frammentazione di un complesso produttivo unitario in una pluralità di imprese distinte e indipendenti, non hanno carattere dispositivo, poiché non danno luogo ad alcun trasferimento dei diritti di esclusiva del titolare del marchio e neppure alla costituzione di un diritto più limitato di quelli spettanti al titolare del marchio in favore di un soggetto diverso. Essi hanno, infatti, natura obbligatoria e, come unico scopo, quello di rendere possibile la coesistenza, sul mercato di segni la cui utilizzazione potrebbe dar luogo a interferenze. A tali accordi, pertanto, non sono applicabili le norme e i principi che regolano la circolazione del marchio.
Cass. Sezione i, sentenza 19 ottobre 2004 n. 20472

Marchio nazionale verbale anteriore - Rischio di confusione. (Regolamento n. 40/94/Ce, articolo 8, n. 1, lettera b)
Nella valutazione d'insieme del rischio confusione tra un marchio nominativo e un marchio misto (nominativo e figurativo), la presenza nel secondo di una rappresentazione figurativa predominante e caratterizzante impedisce qualsiasi rischio di confusione con il marchio anteriore. Escluso il rischio di confusione sulla base della comparazione dei segni, non è più necessaria la valutazione del carattere distintivo del marchio anteriore.
Tribunale di primo grado delle comunità europee - sezione terza sentenza 15 giugno 2005

Marchio - Contraffazione e imitazione. (Cc, articoli 2569 e 2598)
Il giudizio di confondibilità va condotto con riferimento alla diligenza media dei consumatori del settore, cosicché esso sarà più o meno severo a seconda del tipo di prodotti di cui si tratti. Pertanto, in ipotesi di prodotti destinati a un pubblico altamente qualificato (ovvero caratterizzato da un'elevata capacità di scelta), la confondibilità potrà negarsi anche in casi di notevole vicinanza dei prodotti, ritenendosi che l'attenzione dell'acquirente sarà in genere tale da escludere la possibilità che egli realmente si confonda.
Tribunale di Bologna, sezione iv, sentenza 8 aprile 2005 n. 927

Marchio registrato - Rischio di confusione. (Direttiva n. 89/104/Cee, articolo 5)
Per garantire il consumatore medio ed evitare il rischio di confusione nel caso in cui un'azienda usi, come segno complesso, il marchio registrato da un'altra società e il proprio nome, è necessario effettuare una valutazione globale tra le due denominazioni. Nel verificare la sussistenza di un'identità tra marchio e segno complesso, bisogna tener conto dell'impressione d'insieme che ne possono ricavare i consumatori, senza che sia necessario accertare la prevalenza di una parte del segno, come il nome dell'azienda, sul marchio che mantiene una posizione distintiva autonoma. Nella tutela del diritto esclusivo, derivante dalla normativa comunitaria per coloro che hanno registrato un marchio secondo procedure nazionali, va presa in considerazione anche l'identità dei prodotti venduti, come elemento idoneo a dimostrare la sussistenza del rischio di confusione.
Corte di giustizia delle comunità europee - sezione ii - sentenza 6 ottobre 2005

Marchio - Confondibilità fra marchi. (Cc, articoli 2569 e 2570)
Ai fini del giudizio sulla confondibilità fra marchi, deve procedersi non in via analitica attraverso una particolareggiata disamina e una separata valutazione di ogni singolo elemento, quanto in via unitaria e sintetica, mediante un apprezzamento che tenga conto di tutte le caratteristiche salienti, compresi gli effetti visivi o grafici e acustici o fonetici delle espressioni usate in relazione al normale grado di percezione delle persone alle quali il prodotto è destinato
Corte d’appello di roma, sezione i, sentenza 26 settembre 2005 n. 3996


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