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Sentenze: Organo di controllo (Collegio dei sindaci e Comitato per il controllo sulla gestione)

Società per azioni - Sindaci - Criterio di diligenza. (Cc, articoli 1710, 2397, 2407)
La prestazione richiesta ai sindaci è connotata da un così elevato grado di discrezionalità tecnica da farla rientrare nelle cosiddette "obbligazioni di diligenza", quelle cioè, nelle quali la strumentalità della prestazione a un certo risultato fa sì che il criterio della diligenza a tal fine occorrente serve a determinare, anche sotto il profilo oggettivo, l'area del comportamento dovuto.
Cass. Sezione I, sentenza 15 febbraio 2005 n. 3032

Società per azioni - Sindaci - Responsabilità verso la società - Acquisto dell'incarico in occasione dell'approvazione del bilancio illecito. (Cc, articoli 2377, 2379, 2403 e 2407)
La circostanza che i sindaci siano entrati in carica proprio in occasione dell'approvazione del bilancio illecito (nella specie per essere stato redatto in violazione dei principi di redazione e dei criteri di valutazione imposti dalla legge), da cui scaturisce la responsabilità dei sindaci medesimi e degli amministratori, non basta da sola a escludere che i sindaci abbiano l'obbligo di valutare le risultanze di quel bilancio, non fosse altro che per i riflessi sulla contabilità dell'esercizio successivo.
Cass. Sezione I, sentenza 15 febbraio 2005 n. 3032

Società per azioni - Sindaci - Responsabilità verso la società - Criterio di diligenza. (Cc, articoli 1372, 2561, 2562 e 2697)
In ipotesi di trasferimento della proprietà o del godimento dell'azienda non accompagnato da pubblicità formale o comunque "di fatto", idonea a rendere noto al pubblico l'avvenuto trasferimento, l'imprenditore cedente è, in forza del fenomeno dell'apparenza del diritto, responsabile per le obbligazioni assunte dal cessionario ed è, quindi, passivamente legittimato nella controversia promossa, in relazione a quelle obbligazioni, dal terzo in buona fede, il quale, ignaro della cessione, abbia ragionevolmente ritenuto di aver trattato con il cedente stesso o con persona munita del potere di rappresentarlo. La ricorrenza in concreto dei presupposti per l'applicazione dell'apparenza del diritto (uno stato di fatto non corrispondente allo stato di diritto, il convincimento dei terzi che lo stato di fatto rispecchi la realtà giuridica sì da indurli a regolare la loro condotta nella sfera del diritto, facendo affidamento su una situazione giuridica non vera ma apparente) costituisce valutazione di merito, incensurabile in cassazione se motivata in maniera congrua e logica.
Cass. Sezione III, sentenza 11 febbraio 2005 n. 2838

Responsabilità degli amministratori e dei sindaci per gli atti illegittimi. (Cc, articoli 2403, 2407 e 2425)
L'identificazione automatica del danno imputabile all'illegittima condotta di amministratori e sindaci con la differenza tra attività e passività accertate in sede concorsuale non può essere affermata. Lo sbilancio patrimoniale di una società insolvente, infatti, può avere (e per lo più ha) cause molteplici, non necessariamente tutte riconducibili al comportamento illegittimo dei gestori e dei controllori della società. La sua concreta misura dipende spesso non tanto dal compimento di uno o più atti illegittimi, quanto dalla gestione nel suo complesso e dalle scelte discrezionali in cui questa si traduce: ossia da attività per natura loro sottratte al vaglio di legittimità del giudice, che non può mai investire anche il merito delle decisioni imprenditoriali cui un rischio economico è connaturato.
Cass. Sezione I, sentenza 8 febbraio 2005 n. 2538

Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci - Prescrizione quinquennale - Decorrenza. (Cc, articoli 2385, 2394 e 2401)
L'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società, esperibile, ex articolo 2394 del Cc dai creditori sociali, è soggetta a prescrizione quinquennale con decorso non già dalla commissione dei fatti integrativi di tale responsabilità, bensì dal successivo momento dell'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti, momento che, non coincidendo con il determinarsi dello stato di insolvenza, ben può risultare anteriore o posteriore alla dichiarazione di fallimento. L'onere della prova della preesistenza al fallimento dello stato di insufficienza patrimoniale della società spetta, poi, al soggetto che, convenuto in giudizio a seguito dell'esperimento della detta azione di responsabilità, ne eccepisca l'avvenuta prescrizione, senza che, all'uopo, tale onere possa dirsi assolto mediante la generica deduzione, priva di qualsiasi altro utile elemento di fatto a sostegno dell'assunto, secondo cui l'insufficienza patrimoniale si sarebbe manifestata già al momento della messa in liquidazione della società, non essendo il procedimento di liquidazione necessariamente determinato dalla eccedenza delle passività sulle attività patrimoniali, e non implicando, altresì, la perdita integrale del capitale sociale con consequenziale perdita di ogni valore attivo del patrimonio sociale.
Cass. Sezione I, sentenza 18 gennaio 2005 n. 941

Criterio di diligenza - Funzionale all'individuazione dell'area del comportamento dovuto. (Cc, articoli 1710, 2397, 2407)
La prestazione richiesta ai sindaci è connotata da un così elevato grado di discrezionalità tecnica da farla rientrare nelle cosiddette "obbligazioni di diligenza", quelle cioè, nelle quali la strumentalità della prestazione a un certo risultato fa sì che il criterio della diligenza a tal fine occorrente serve a determinare, anche sotto il profilo oggettivo, l'area del comportamento dovuto.
Cass. Sezione I, sentenza 15 febbraio 2005 n. 3032

Responsabilità verso la società - Acquisto dell'incarico in occasione dell'approvazione del bilancio illecito. (Cc, articoli 2377, 2379, 2403 e 2407)
La circostanza che i sindaci siano entrati in carica proprio in occasione dell'approvazione del bilancio illecito (nella specie per essere stato redatto in violazione dei principi di redazione e dei criteri di valutazione imposti dalla legge), da cui scaturisce la responsabilità dei sindaci medesimi e degli amministratori, non basta da sola a escludere che i sindaci abbiano l'obbligo di valutare le risultanze di quel bilancio, non fosse altro che per i riflessi sulla contabilità dell'esercizio successivo.
Cass. Sezione I, sentenza 15 febbraio 2005 n. 3032

Responsabilità verso la società - Criterio di diligenza. (Cc, articoli 1372, 2561, 2562 e 2697)
In ipotesi di trasferimento della proprietà o del godimento dell'azienda non accompagnato da pubblicità formale o comunque "di fatto", idonea a rendere noto al pubblico l'avvenuto trasferimento, l'imprenditore cedente è, in forza del fenomeno dell'apparenza del diritto, responsabile per le obbligazioni assunte dal cessionario ed è, quindi, passivamente legittimato nella controversia promossa, in relazione a quelle obbligazioni, dal terzo in buona fede, il quale, ignaro della cessione, abbia ragionevolmente ritenuto di aver trattato con il cedente stesso o con persona munita del potere di rappresentarlo. La ricorrenza in concreto dei presupposti per l'applicazione dell'apparenza del diritto (uno stato di fatto non corrispondente allo stato di diritto, il convincimento dei terzi che lo stato di fatto rispecchi la realtà giuridica sì da indurli a regolare la loro condotta nella sfera del diritto, facendo affidamento su una situazione giuridica non vera ma apparente) costituisce valutazione di merito, incensurabile in cassazione se motivata in maniera congrua e logica.
Cass. Sezione III, sentenza 11 febbraio 2005 n. 2838


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