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Sentenze: Socio e Assemblea dei soci

S.p.A. - Assemblea dei soci - Convocazione - Ordine del giorno. (Cc, articolo 2366; legge 30 luglio 1990 n. 218, articolo 4; Dlgs 20 novembre 1990 n. 358; Dl 27 marzo 1996 n. 163; Dl 27 maggio 1996 n. 293; Dl 26 luglio 1996 n. 394; Dl 24 settembre 1996 n. 497, convertito dalla legge 19 novembre 1996 n. 588)
L’indicazione, nell’avviso di convocazione dell’assemblea dei soci, dell’elenco delle materie da trattare ha la duplice funzione di rendere edotti i soci circa gli argomenti sui quali essi dovranno deliberare, per consentire la loro partecipazione all’assemblea con la necessaria preparazione e informazione e per evitare che sia sorpresa la buona fede degli assenti a seguito di deliberazione su materie non incluse nell’ordine del giorno. A tal fine, però, non è necessaria un’indicazione particolareggiata delle materie da trattare, ma è sufficiente un’indicazione sintetica, purché chiara e non ambigua, specifica e non generica, la quale consenta la discussione e l’adozione da parte dell’assemblea dei soci anche delle eventuali deliberazioni conseguenziali e accessorie. (Nella specie, la Suprema corte ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto che il richiamo al Dl n. 293 del 1996 operato nell’ordine del giorno potesse essere ritenuto sufficiente per riferirsi all’adozione delle deliberazioni in materia di risanamento patrimoniale del Banco di Napoli).
Cass. Sezione I, sentenza 17 novembre 2005 n. 23269

Unico socio - Responsabilità illimitata - Presupposto. (Cc, articoli 2325, 2362 e 2740)
La personalità giuridica della società di capitali e la sua perfetta autonomia patrimoniale comportano l'esclusiva imputabilità a essa degli atti compiuti e dell'attività svolta in suo nome, nonché delle relative conseguenze patrimoniali passive. La previsione di cui all'articolo 2362 del Cc (nella formulazione anteriore alla riforma del 2003), secondo cui l'unico azionista è illimitatamente responsabile per le obbligazioni sociali, essendo una norma eccezionale, non può essere applicata in via analogica. Di conseguenza, tale disposizione, atteso che presuppone la mancanza di una pluralità di soci in senso giuridico, non è applicabile ove tale difetto della pluralità della compagine sociale sia meramente economica. (Nella specie la Suprema corte ha confermato la decisione che aveva escluso la responsabilità illimitata dell'ente pubblico che deteneva direttamente il 99,99996% della Spa debitrice e deteneva la parte residua indirettamente per il tramite di altra società, a propria volta partecipata direttamente al 99,99996% e indirettamente, tramite la medesima Spa debitrice, per la parte residua).
Cass. Sezione I, sentenza 14 maggio 2005 n. 10129

Invalidità delibere assembleari - Annullabilità. (Cc, articolo 2379)
In tema di invalidità delle delibere assembleari nel diritto societario vige la regola dell'annullabilità come azione di carattere generale e della nullità come azione esperibile nei soli casi disciplinati dall'articolo 2379 del codice civile. Per principio generale la violazione della norma di legge, anche di carattere imperativo, comporta nella disciplina societaria, la semplice annullabilità, in deroga al principio di diritto comune.
Tribunale di Bologna, sezione IV, sentenza 13 gennaio 2005 n. 73

Assemblea dei soci - Convocazione - Impugnazione. (Cc, articolo 2377 e 2378, Cpc, articolo 700)
Nell'ipotesi in cui la convocazione dell'assemblea risulti già di per sé lesiva dei diritti del socio, l'inibitoria dello svolgimento dell'assemblea non può essere ottenuta con un ricorso ante causam ex articolo 700 del Cpc. Deve essere previamente impugnata la sottostante delibera del consiglio d'amministrazione, e una volta nell'ambito di quel giudizio di cognizione, ne va chiesta la sospensione secondo le regole ordinarie. Ai sensi dell'articolo 2378, comma 3, del Cc richiamato dall'articolo 2479-ter, ultimo comma, del Cc esulando dalle forme procedurali atipiche non può essere proposta ante causam.
Tribunale di bologna, sezione IV, decreto del 25 febbraio 2005


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